I nostri martiri - Parrocchia San Luca e Santi Eutichete ed Acuzio

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Si è molto discusso circa la vera patria dei Martiri Eutichete ed Acuzio, quindi si è giunti alla conclusione, unanimamente accettata da tutti gli storici, che il loro luogo di origine è da considerarsi senz’altro Pozzuoli. Ciò si deduce dagli atti vaticani, nei quali si afferma che in seguito al martirio i cristiani d’ogni città ebbero premura di prendere le salme dei propri concittadini per seppellirle, come testualmente detto: “Noctu vero Puteolani quoque (Sanctum Proculum) et Sanctum Euticem et sanctum Actium, civen sui tulerunt”.
Gli atti Bolognesi recitano: “(Proculus Puteolanae civitates Ecclesiae Diaconus) et duo laici Eutyches et Acutius”.
E lo stesso dicasi per gli altri storici quali Beda, Adone e Ugardo. Giovanni Diacono nella sua Cronaca li chiama “Illustrissimi cives puteolani”.


Era l’anno 305, quando i nostri protettori furono decapitati nella piazza della solfatara, durante la persecuzione dei cristiani condotta ad opera dell’imperatore Diocleziano, una fra le più feroci e spietate. I cristiani erano cercati, stanati, inseguiti come animali da preda ed, una volta imprigionati, erano sottoposti a tormenti disumani. Una persecuzione sanguinosa, durata 10 lunghi anni e rimasta nella storia della Chiesa tristemente famosa come “l’era dei Martiri”.
Si può affermare dunque quasi per certo, che nel settembre del 305, i sette Martiri furono decapitati; si trattava di Procolo, Diacono della Chiesa Puteolana, con i suoi concittadini, i laici Eutiche ed Acuzio; di Gennaro nativo di Napoli e Vescovo di Benevento, con i suoi leviti Festo Diacono, Desiderio lettore e Sossio Diacono della Chiesa di Miseno.
Dalla leggenda greca ed aurea apprendiamo i nomi dei nostri Santi protettori in maniera completa e cioè secondo l’uso romano, con prenome, nome e cognome; per cui abbiamo:
MARCO AURELIO EUTICHE E SESTO ACUZIO SALUTARE
EUTICHE: Il cognome è di origine greca Eutichès), e significa “ha conseguito il suo desiderio, è felice, è fortunato, è fortunato e felice per la patria e per se stesso”, sinonimo insomma di buona fortuna, cui sovente troviamo aggiunto il suffisso “te”, che è un antico rafforzativo della lingua greca.

ACUZIO: Actius è il comparativo neutro di “acutus”, di origine chiaramente latina; riferito a persona, significa “d’ingegno acuto, profondo, fine”, quindi abbastanza acuto.

Le immagini più antiche dei Santi Eutiche ed Acuzio si trovano nella catacomba di San Severo. In realtà, oggi rimane unicamente l’immagine di S. Eutiche giacchè quella di S. Acuzio è andata perduta a causa di un’apertura di una crepa nella parete.
Le ritroviamo però entrambe nelle catacombe di S. Gennaro, secondo gli storici esse risalgono all’VIII-XI sec.
Entrando nel vestibolo della prima catacomba, a sinistra, nella terza cella di destra sono raffigurate tre immagini che mostrano segni di ritocco effettuato nel trascorrere dei secoli, e sono S. Gennaro al centro, fiancheggiato da S. Procolo e S. Sosio, la cui immagine è quasi del tutto scomparsa: Alla destra sono rappresentate le immagini del Diacono S. festo e di S. Eutichete, mentre alla sinistra troviamo il lettore S. Desiderio e S. Acuzio, queste ultime quattro perfettamente conservate.
S. Eutichete è rappresentato da giovane senza barba, mentre S. Acuzio ha barba folta ed accuminata. I due Martiri si presentano con una chioma folta ed il capo adorno del nimbo (la classica aureola che distingue i Santi). Indossano una tunica col pallio (mantello lungo), fermato sull’omero da una fibbia. Sulla tunica indossano una larga striscia di porpora intessuta con oro, che scende in mezzo al petto: si tratta del laticlavio, segno distintivo della nobiltà. In mano recano un oggetto che ha dato adito a molte interpretazioni fra loro in contrasto: si tratta di un’asta retta e di un’altra ricurva; l’ipotesi più diffusa propende per una corona imperiale o un diadema con gemme incastonate, simbolo del martirio.
S.Acuzio stringe nella destra una croce, mentre S. Eutichete nel lembo del pallio ha una lettera con un punto nel mezzo. I due giovani martiri calzano semplici solee (pianelle, calzari con i calcagni scoperti) allacciate alle caviglie.
Le salme dei nostri Martiri, secondo quanto ossservato negli atti vaticani, che sono a riguardo più precisi degli atti Bolognesi e di quelli Puteolani, calata la sera, vennero rimosse dalla piazza e postenel “Praetorio Flacidi” che, nell’accezione in uso all’epoca, voleva significare lussuosa dimora dei pretori di provincia, villa che doveva appartenere ad un Flacidio. In questa villa, deputata alla deposizione dei resti mortali dei cari, secondo l’uso dei Romani, vennero sepolti i Martiri. Gli studiosi propendono per la tesi secondo cui la villa, in stato di abandono, dovesse appartenere ad un cristiano; difatti gli atti Vaticani accennano all’esistenza, nei pressi del Flacidio, di una Chiesa dedicata a S. Stefano. La villa sembra appartenesse ad un certo N. Flacidio Cupito, e se ne trovano i resti sul pendio della collina in contrada Cigliano, percorrendo la località Celle. Sono ancora visibili pozzi e cisterne, muri interni ed esterni con intonaco che rivela pitture antiche e per terra frammenti di pavimento e mosaico. Purtroppo la città di Pozzuoli non è in possesso delle reliquie dei nostri Santi Protettori. Occorre aggiungere che la notte di un Sabato Santo, a causa del Cero Pasquale lasciato acceso, la basilica di S. Stefano, la Stephania, fu distrutta da un grave incendio e le reliquie dei Santi vennero rimosse e portate a Napoli. La traslocazione avvenne probabilmente tra il 770 ed il 787.
Negli atti della Santa visita del Cardinale Giuseppe Spinelli nel 1744, si afferma che durante la ricognizione delle Reliquie apparivano per S. Acuzio ossa più grandi riposte su carta di papiro ed ossa minori e ceneri in una capsula (cassettina); per S. Eutichete si trattava di ossa minori e parte del cranio con frammenti di sangue coagulato deposti su carta di papiro. Dunque, le reliquie non erano state prelevate nella loro totalità.
Attualmente, dopo varie perenigrazioni, perché pare che nel IX sec. Le reliquie dei nostri Martiri furono portate in Germania dove finirono deposte nella badia benedettina di Reichman, la preziosa tomba si trova nel Duomo di Napoli, sotto l’altare maggiore, in un primo momento, poi, per lavori di restauro ad opera del Cardinale Spinelli (1734-1754), fu incastonata in un’arca dietro l’altare.


 
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